Close

Sanità mentale, breve analisi del rapporto ministeriale 2021

L’analisi retrospettiva dei dati, se riferita ad un arco temporale molto breve, restituisce quasi sempre una fotografia aggiornata di chi eravamo, di chi siamo attualmente, e di cosa possiamo fare per modificare eventuali storture in futuro. La pubblicazione dell’ultimo rapporto sulla Salute mentale, redatto come ogni anno dal Ministero della Salute, apre un’interessante spaccato su un passato più che prossimo, il 2021. Un annus terribilis per l’Italia e per il mondo, sotto molteplici punti di vista. Quello della salute mentale è, certamente, uno dei temi più dibattuti tra esperti e non proprio per gli effetti che la pandemia ha generato su diverse fasce di popolazione e, in particolar modo, su quelle più fragili.

Guarda l’intervista al dottor Aldo Virgilio

Abbracciando una concezione olistica di salute che affonda le sue radici in quella tanto citata conferenza di Ottawa del 1986, l’aspetto psicologico contribuisce in modo importante in una generale accezione di benessere in cui l’aspetto fisico è assolutamente paritario da un punto di vista dell’influenza sull’individuo. Capire, quindi, quali sono state le prestazioni sanitarie maggiormente fornite dal Sistema Sanitario Nazionale, quali i soggetti maggiormente colpiti, quali i tipi di ricoveri effettuati, non può che dare un contributo di rilievo alla comprensione dei fenomeni sociali. Ma andiamo con ordine. La prima domanda a cui l’analisi del ministero cerca di dare una risposta è: “Com’è composta l’utenza dei servizi sanitari in tema di salute mentale?”. Insomma, “di chi stiamo parlando?”.

Stando al report, gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici nel corso del 2021 ammontano a 778.737 unità (mancano i dati della Regione Calabria) con tassi standardizzati che vanno da 113,7 per 10.000 abitanti adulti nel Lazio fino a 363,2 nella Provincia Autonoma di Bolzano (valore totale Italia 158,4). Gli utenti sono di sesso femminile nel 53,6% dei casi, mentre la composizione per età riflette l’invecchiamento della popolazione generale, con un’ampia percentuale di pazienti al di sopra dei 45 anni (67,3%). In entrambi i sessi risultano meno numerosi i pazienti al di sotto dei 25 anni mentre la più alta concentrazione si ha nelle classi 45-54 anni e 55-64 anni (47,1% in entrambi i sessi); le femmine presentano, rispetto ai maschi, una percentuale più elevata nella classe > 75 anni (5,6% nei maschi e 9,0% nelle femmine). Nel 2021 i pazienti che sono entrati in contatto per la prima volta durante l’anno (utenti al primo contatto) con i Dipartimenti di Salute Mentale ammontano a 289.871 unità di cui il 94,8% ha avuto un contatto con i servizi per la prima volta nella vita (first ever pari a 274.804 unità).

Il secondo quesito, invece, attiene alla tipologie di patologie tratte. Ovvero, “di quali malattie stiamo parlando?”. Nel documento, i tassi degli utenti trattati per gruppo diagnostico evidenziano importanti differenze legate al genere. I tassi relativi ai disturbi schizofrenici, ai disturbi di personalità, ai disturbi da abuso di sostanze e al ritardo mentale sono maggiori nel sesso maschile rispetto a quello femminile, mentre l’opposto avviene per i disturbi affettivi, nevrotici e depressivi. Un dato rilevante: per la depressione il tasso degli utenti di sesso femminile è quasi doppio rispetto a quello del sesso maschile (25,6 per 10.000 abitanti nei maschi e 43,5 per 10.000 abitanti nelle femmine). I numeri delle prestazioni erogate, del resto, definiscono in modo netto il “quantum” del fenomeno. Le prestazioni erogate nel 2021 dai servizi territoriali ammontano a 9.148.068 con una media di 12,6 prestazioni per utente.

Complessivamente l’83,1% degli interventi è effettuato in sede, l’8,3% a domicilio e il resto in una sede esterna; gli operatori prevalenti sono rappresentati da medici (34,4%) ed infermieri (41,1%). Il 30,7% degli interventi è rappresentato da attività infermieristica a domicilio e nel territorio, il 27,4% da attività psichiatrica, l’11,0% da attività di riabilitazione e risocializzazione territoriale, il 6,4% da attività di coordinamento e il 5,5% da attività di supporto alla vita quotidiana, il 6,5% da attività psicologica-psicoterapica; la quota restante riguarda attività rivolta alla famiglia e attività di supporto. Inoltre le giornate di presenza presso strutture residenziali sono pari a 10.306.635 per 27.813 utenti; la durata media del trattamento a livello nazionale è pari a 1.124,0 giorni.

Anche il dato delle dimissioni ospedaliere e delle giornate di degenza contribuisce a spiegarci “come stanno gli Italiani”, da un punto di vista della salute mentale, nel 2021.

Durante l’anno, infatti, si registrano 129.891 dimissioni dalle strutture psichiatriche ospedaliere (pubbliche e private), per un totale di 1.124.778 giornate di degenza con una degenza media di 12,8 giorni. Con riferimento ai Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC), le riammissioni non programmate entro 30 giorni rappresentano il 14,0% del totale delle dimissioni, mentre quelle a 7 giorni rappresentano il 7,7%. Nel 2021 sono stati registrati 5.538 trattamenti sanitari obbligatori nei SPDC che rappresentano il 7,0% dei ricoveri avvenuti nei reparti psichiatrici pubblici (78.950). Nello stesso periodo, gli accessi in Pronto Soccorso per patologie psichiatriche ammonta a 479.276 che costituiscono il 3,3% del numero totale di accessi al pronto soccorso a livello nazionale (n = 14.526.916). Il 14,6% del totale degli accessi in Pronto Soccorso per problemi psichiatrici esita in ricovero, di cui più della metà sono accolti nel reparto di psichiatria. Inoltre il 39,6% degli accessi per problemi psichiatrici registra una diagnosi di Sindromi nevrotiche e somatoformi. Il 72,1% del totale degli accessi in Pronto Soccorso per problemi psichiatrici esita a domicilio.

Ultimo ma significativo, il consumo dei farmaci. Per questa rilevazione sono stati presi in considerazione, ovviamente, soltanto farmaci specifici come antidepressivi, antipsicotici e litio erogati in regime di assistenza convenzionata e in distribuzione diretta. Per la categoria degli Antidepressivi, in regime di di assistenza convenzionata, la spesa lorda complessiva è di oltre 398 milioni di euro con un numero di confezioni pari quasi a 37 milioni. Per la categoria degli Antipsicotici la spesa lorda complessiva è superiore a 84 milioni di euro con un numero di confezioni che supera i 6 milioni. Per la categoria Litio la spesa lorda complessiva è di circa 3,8 milioni di euro con un numero di confezioni pari a 881.069. Per quanto riguarda, invece, la distribuzione diretta: per la categoria degli Antidepressivi la spesa lorda complessiva è pari a 826.631 euro con un numero di confezioni pari a 485.465. Per la categoria degli Antipsicotici la spesa lorda complessiva è pari a circa 77 milioni di euro con un numero di confezioni pari a 6,8 milioni. Per la categoria Litio la spesa lorda complessiva è di 51.701 euro con un numero di confezioni pari a 22.243.

scroll to top